Maranello libero Comune: quando il popolo soffre la crisi, la nobiltà va in vacanza

Con l’Unità d’Italia Maranello diventa libero Comune, ma la situazione è particolare: da un lato soffre la crisi agraria, dall’altro diventa meta di villeggiatura per nobili famiglie.

Per Maranello, l’Unità d’Italia è una bella notizia. Svincolata finalmente da Sassuolo, torna infatti a essere Comune autonomo. Fin dal dicembre 1859, il consigliere Giuseppe Amorotti è incaricato di condurre la comunità maranellese all’elezione del consiglio comunale e del sindaco. Il primo è il dottor Ercole Manni.

Il primo punto all’ordine del giorno della prima seduta del consiglio è dotare Maranello di una sala comunale adeguata. La sala utilizzata, infatti, è adiacente al Castello e ritenuta inadatta, però le cose non cambieranno fino all’epoca fascista. Ma qual è, di fatto, la situazione che Manni eredita dopo secoli di feudalesimo e la breve interruzione napoleonica?

Alla fine del 1860, la popolazione di Maranello conta 2712 abitanti. Non ci sono scuole, né medici condotti o levatrici. Le strade sono poche e i bisognosi sono molti. L’economia è povera, soprattutto agricola: pochi esercitano attività diverse come trattorie e locande, dunque pochi pagano l’imposta per aprire e gestire esercizi pubblici. Il Comune, dal canto suo, non ha possedimenti da mettere a frutto e può contare quasi solo sulle entrate derivanti dai beni rurali.

A complicare le cose ci si mette anche la siccità. L’assenza di piogge indurisce il terreno, rende difficoltose le arature e la preparazione del suolo, impedisce di seminare foraggio per le bestie. Nel 1862, poi, la neve arriva tardi, ad aprile, e la brinata rovina quel poco che era riuscito a germogliare, mentre i bachi da seta – colonna dell’economia emiliana – muoiono prima di fare il bozzolo.

Fra gli anni ’70 e ’80 dell’800, Maranello non fa che risentire della complessiva situazione del paese: un momento difficile. Nell’area emiliana hanno luogo anche diversi scioperi dovuti alla crisi agraria con la conseguente contrazione della produzione e l’aumento dei disoccupati. “La miseria purtroppo cresce”, è la frase di quegli anni. Ma c’è anche un’altra frase, detta in dialetto: “Chi g’a dla magagna, vaga a Maranel a fer campagna”. Infatti, nella seconda metà dell’800, Maranello comincia ad affermarsi come meta estiva di famiglie nobili e ricche che qui costruiscono le proprie sontuose ville per la villeggiatura.

 

Bibliografia.
Silvano Soragni, “Maranello, 1860… da Libero Comune a laboriosa città”, Artioli Editore, 2011