La storia del Castello di Maranello

Nel 1501 un terremoto distrugge parte del Castello di Maranello che viene ricostruito secondo l’aspetto attuale.

C’è un anno spartiacque nella storia di Maranello: si tratta del 1501, l’anno in cui un forte terremoto distrugge parti dell’abitato, inclusa una porzione del vecchio Castello. Nel corso del ‘500 il Castello viene ricostruito nelle forme che conosciamo, fatta eccezione per alcuni interventi successivi. E anche oggi, ci parla e ci racconta qualcosa di sé.

La sua struttura, per esempio, si presenta fortificata. Si sa che il Dongione era usato come ingresso per i carri e i pedoni. In cima, è percorso da caditoie e merlature separate da spazi per gli avvistamenti. Il secondo Torricino, invece, ha pianta pentagonale e un’origine più antica. Parte della sua struttura è probabilmente un resto dell’antico Castello. Nel suo interrato c’erano le prigioni, mentre al pianterreno magazzini per vettovaglie e il deposito del sale.

Il corpo di fabbrica e il loggiato che uniscono Dongione e Torricino vengono ricostruiti nel ‘500 e rimaneggiati fino al ‘700 per rispondere alle rinnovate esigenze del potere feudale. Fanno comunque capolino, qua e là, alcuni elementi precedenti, parti di un’antica cinta muraria forse distrutta dal terremoto.

Il Castello ci racconta anche un’altra cosa. La disposizione dei vani e l’intonaco privo di decorazione fanno supporre che non sia mai stato usato come residenza permanente. I due torrioni erano riparo della popolazione in caso di necessità, ma anche sede dei due consigli della comunità: quello maggiore, nel Dongione, per le decisioni importanti, e quello minore, nel Torricino, per l’ordinaria amministrazione.

Attorno al Castello sono poi presenti una serie di strutture fra cui l’antica parrocchia di San Biagio. Nel 1630, invece, durante la peste di manzoniana memoria, subito fuori dalle mura del Castello viene approntato un luogo di cura e isolamento per gli appestati: è il borgo del Lazzaretto, che porta ancora questo nome.

A partire dal ‘700, le case attorno al Castello cominciano a essere affittate. Dal 1831 al 1839 l’affittuario della rocca è tale Giacomo Battilani, tenuto a far letamare le terre “in modo lodevole” con regolarità e dare ogni anno ai proprietari Calcagnini “un canestro di fichi ben maturi”. Quando il feudalesimo giunge al termine nel 1860, i locali del Castello vengono abbandonati. Nonostante questo, attorno al Castello pullula ancora la vita: ci sono sempre la chiesa, sorgeranno la scuola elementare e gli spazi municipali. La proprietà è sempre degli eredi Calcagnini che lo vendono solo nel 1936 all’artista Giuseppe Graziosi che qui allestisce il suo studio fino al 1942.

Gli eredi Graziosi cederanno poi la proprietà alla famiglia Covili di Modena nel 1955. Oggi il complesso è di proprietà di Claudio Lucchese che ha provveduto a lavori di consolidamento statico e opere di restauro conservativo.

Bibliografia:

Silvano Soragni, “Maranello, dal Castello Feudale… al Maestro Giuseppe Graziosi”, Artioli Editore, 2007