Carlo Stradi, il prestatore di denaro diventato benefattore

Nel 1923 muore l’ingegner Carlo Stradi: prestatore di denaro in vita, lascia tutti i suoi beni e possedimenti al Comune di Maranello promuovendo anche la costruzione di un ospizio.

Si narra che le mamme di Gorzano raccomandassero ai propri figli di non avvicinarsi mai all’ingegner Carlo Stradi. Non amava i bambini, lo Stradi, quindi non era raccomandabile importunarlo mentre passeggiava per le strade del paese o per i suoi possedimenti.

Carlo Stradi nasce nel 1845, a Gorzano. Suo padre si chiamava Giovanni e si era arricchito attraverso una pratica nota: prestare denaro e poi confiscare beni agli insolventi. Le banche non sono ancora arrivate a Maranello, e tanto meno nei borghi circostanti, così questa è l’unica scorciatoia per chi ha bisogno di un prestito.

Anche Carlo si dedica allo stesso lavoro, continuando ad accumulare possedimenti. Il tasso di interesse dei suoi prestiti oscilla fra il 3% e il 6%. Altri suoi beni sono concessi in affitto ad affittuari che, se non possono pagare in moneta, saldano con prodotti della terra o degli allevamenti. Per contratto, nei suoi poderi è vietata ogni forma di festa o bagordi: la condotta morale da tenere deve essere rigida.

Nel 1923 Carlo Stradi muore senza eredi nella sua casa di Gorzano, chiamata da tutti “Il Palazzo”. Leggendo il testamento, la moglie Elvira Monesi scopre una certa sopresa, per lei di sicuro poco gradevole. C’è scritto che non erediterà nulla – d’altronde i due non andavano per niente d’accordo! – perché l’erede universale indicato è il Comune di Maranello. Oltre a questo, Stradi scrive di suo pugno che con i suoi soldi si costruisca un ospizio per anziani bisognosi, a lui intitolato: sarà l’Ospizio Stradi, costruito a Maranello nel 1928.

Sul lascito restante di Carlo Stradi, terreni e possedimenti, verrà invece costruita gran parte di quella che viene chiamata “la Maranello nuova”. L’auditorium Ferrari, le nuove scuole elementari, l’ex campo sportivo oggi adibito a parcheggio, e persino il Municipio saranno costruiti su quei terreni un tempo appartenuti a un prestatore di denaro con pochi scrupoli, divenuto benefattore. E per chiudere il cerchio, lo stesso anno della sua morte arriva a Maranello, in Via Claudia, anche il primo banco di San Geminiano e San Prospero.

 

Bibliografia:
Silvano Soragni, “Maranello, dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004