La Galleria Ferrari passa sotto l’azienda

Nel 1995 la gestione della Galleria Ferrari passa dal Comune all’azienda, a fronte del grande successo e del grosso impegno richiesto: nasce il Museo Ferrari.

Dalla sua nascita, la Galleria Ferrari resta sotto la gestione comunale per cinque anni. L’iniziativa ha subito successo, i visitatori sono tanti e il museo è in attivo: neanche in un anno sono stati staccati 45000 biglietti. La portata dell’operazione era tale che per garantirle un adeguato sviluppo e un dinamismo che le regole burocratiche e le regole di bilancio di un comune non avrebbero permesso con facilità, venne proposto il passaggio di gestione dal Comune all’azienda Ferrari.

Il passaggio del testimone arriva ufficialmente il 19 gennaio 1995. Da quel momento la Galleria, diventata oggi Museo Ferrari, non ha smesso di crescere.

Ad oggi è una collezione dinamica, con sezioni per mostre temporanee, ma anche sale tematiche che ne costituiscono lo scheletro, come quelle dedicate alle Vittorie, alla Formula 1 e ai modelli Gran Turismo. E ancora, proiezione di filmati, simulatori di F1, muretto box… Il Museo continua a espandersi, negli spazi e nella collezione, a testimonianza di una leggenda che va avanti, nonostante il tempo.

 

Bibliografia

A cura di ICARO Progetti x l’Arte, Elisabetta Barbolini Ferrari e Augusto Bulgarelli, “Maranello e il suo Museo”, Città di Maranello

La nascita della Galleria Ferrari

Nel 1990 apre i battenti la Galleria Ferrari con direttore Mario Ledda: un progetto fortemente voluto da Enzo Ferrari negli ultimi anni della sua vita.

Il 18 febbraio 1990 Enzo Ferrari avrebbe festeggiato 92 anni. Purtroppo muore nell’estate del 1988 senza veder completata la sua ultima fatica: la Galleria Ferrari, inaugurata esattamente 92 anni dopo la sua nascita.

La prima idea di una Galleria dedicata al Cavallino arriva nel 1984. Il 21 aprile lo stesso Enzo Ferrari fa richiesta al Castello di Spezzano e all’Autodromo di Modena di poter fare un sopralluogo a questo scopo. I due luoghi, però, si rivelano inadatti, e come per un naturale legame la scelta ricade su Maranello.

Contestualmente, infatti, Ferrari inoltra la stessa richiesta al Comune il quale propone in prima battuta di allestire la Galleria dentro la biblioteca. L’idea è quella di mostrare le Ferrari attraverso il pavimento, camminando al piano di sopra della biblioteca. Ma il progetto subisce una battuta d’arresto: la salute di Ferrari comincia a venire meno e dopo la sua morte l’idea della Galleria viene messa nel cassetto. Ma non per molto.

I lavori riprendono, la ricerca del materiale anche. Lo spazio designato, alla fine, si rivela parte di quello attuale. La gestazione è comunale, il direttore designato è Mario Ledda. Verso la Galleria affluiscono automobili come la 125 S e la Spider Scaglietti da corsa, tute e trofei di piloti, memorabilia e materiali iconografici, cimeli dello stesso Ferrari e di amici a lui vicini. Tutto è pronto per l’inaugurazione, o quasi.

Come da migliore tradizione, alle 5:00 del mattino del 18 febbraio 1990 il gruppo di lavoro sta ancora finendo di montare pannelli e sistemare didascalie. Ma alla fine tutto va per il meglio e il taglio del nastro sancisce l’inizio di una storia che continua ancora oggi, quella del Museo Ferrari.

Bibliografia

Gianni Rogliatti, “Maranello, Ferrari e… la sua gente”, Edizioni del Puntografico, Comune di Maranello

A cura di ICARO Progetti x l’Arte, Elisabetta Barbolini Ferrari e Augusto Bulgarelli, “Maranello e il suo Museo”, Città di Maranello

A cura di ICARO Progetti x l’Arte, aavv, “Enzo Ferrari & Maranello”, Città di Maranello

Papa Giovanni Paolo II visita la Ferrari a Maranello

Giovanni Paolo II in Ferrari

Il 4 giugno 1988 Papa Giovanni Paolo II visita Maranello e lo stabilimento del Cavallino: per il suo percorso in città, invece della papamobile, c’è una fiammante Ferrari rossa.

4 giugno 1988. Per Maranello è una data importante, la data di una visita speciale. La città del Cavallino è avvezza da anni agli ospiti illustri, ma questo li batte tutti perché si tratta di Papa Giovanni Paolo II.

Purtroppo la salute di Enzo Ferrari non gli permette di incontrare Wojtyla, quel Papa che gli fa simpatia perché da giovane ha lavorato come operaio, così si sentono solo per telefono. Poco più di due mesi dopo, all’età di 90 anni, Ferrari morirà nella sua casa di Modena.

Nonostante l’assenza del Drake, Maranello accoglie Giovanni Paolo II che visita anche lo stabilimento Ferrari. E si cala appieno nello spirito del luogo: invece di compiere il percorso e salutare dalla consueta “papamobile” bianca, chiede di salire su una Ferrari che gli viene immediatamente messa a disposizione.

Bibliografia

Gianni Rogliatti, “Maranello, Ferrari e… la sua gente”, Edizioni del Puntografico, Comune di Maranello

La pista di Fiorano, un circuito di prova esclusivo per le “rosse”

Nel 1972 Enzo Ferrari decide di costruire la pista di Fiorano come circuito esclusivo di prova per le sue “rosse”.

Se negli anni ’60 è il fiorire delle aziende ceramiche a legare Maranello e Fiorano, negli anni ’70 è invece la Ferrari a connettere i due comuni confinanti. Nel 1972, infatti, Enzo Ferrari prende una decisione: è tempo di dotare lo stabilimento di un circuito di prova, concepito e realizzato per testare le “rosse”.

La scelta ricade presto su un appezzamento di terra nel comune di Fiorano, a pochi minuti di strada dalla Casa di Maranello. Cominciano subito i lavori. La pista è progettata esclusivamente per le prove, sia per vetture Gran Turismo, sia per vetture da corsa. Per questa ragione il tracciato è senza spalti e vi può circolare un’automobile alla volta.

La pista viene equipaggiata con tutte le attenzioni necessarie. Il risultato sono 3000 metri di circuito, con 14 curve e una chicane, modellati ricalcando la conformazione di alcuni autodromi europei. I dati tecnici, le informazioni sulla velocità e i tempi sul giro sono restituiti da un sistema di telemetria. A questo si aggiungono dieci telecamere fisse in grado di seguire la vettura lungo l’intero percorso.

Undici anni dopo la sua costruzione, viene posta all’ingresso della pista una statua di Gilles Villeneuve, l’ardito pilota Ferrari fra i più stimati dal Drake, tragicamente scomparso nel 1982 sulla pista di Zolder.

L’accordo tra Fiat e Ferrari

Nel 1969 Ferrari conclude un accordo con Fiat vendendo alla casa torinese buona parte del pacchetto azionario della Casa del Cavallino.

Se il 1963 è l’anno dell’accordo mancato tra Enzo Ferrari e Filmer Paradise della Ford, il 1969 è invece l’anno del contratto stipulato con Fiat. Le mire di Ferrari, infatti, guardano ai grandi nomi dell’Italia più che ai colossi d’oltreoceano. E con la Fiat, c’è un conto in sospeso che dura dal 1919.

Il primo accordo fra le due parti prevede la produzione di motori V6 a 65° destinati a vetture sia Ferrari, sia Fiat. Saranno le famose vetture Dino, chiamate con il nome del primogenito di Enzo Ferrari che, prima di morire prematuramente, aveva ideato e costruito quel tipo di motore.

Inoltre, nell’accordo del 1969 Fiat acquista il 50% del pacchetto azionario Ferrari e diritto di prelazione per prelevare il restante 40% alla morte di Enzo Ferrari, che avverrà nel 1988. Il 10% rimasto fuori resta a Piero, secondogenito di Enzo, cui spetterà la carica di vicepresidente. Con l’investimento Fiat prendono subito il via importanti iniziative in casa Ferrari, fra cui la costruzione della pista di Fiorano e l’espansione dello stabilimento di Maranello.

E così, alla fine, il Drake riesce a incrociare il suo percorso con quello di Fiat. Il primo tentativo risale, appunto, al 1919, quando un Ferrari ventenne si trasferisce a Torino per lavorare in Fiat, ma non viene selezionato. Da lì, il “conto aperto” con la casa madre italiana dei motori, finalmente sistemato cinquant’anni dopo, a Maranello, da un Ferrari diventato Costruttore famoso in tutto il mondo.

Bibliografia

Gianni Rogliatti, “Maranello, Ferrari e… la sua gente”, Edizioni del Puntografico, Comune di Maranello

L’Istituto “Dino Ferrari” si trasferisce nella sede attuale

Nel 1965 l’Istituto “Dino Ferrari” si trasferisce nella sede attuale e comincia a profilarsi come scuola tecnica d’eccellenza a livello nazionale.

Quando l’Istituto “Dino Ferrari” apre i battenti nel 1963, cominciano i lavori per dotare la nuova scuola di una sede più idonea. I lavori si concludono in fretta e l’inaugurazione arriva il 19 dicembre 1965. Fra gli ospiti vip dell’evento, anche Carolina Nuvolari, la moglie del famoso “mantovano volante”.

Enzo Ferrari partecipa attivamente finanziando parte dei lavori con i proventi del suo libro “Le mie gioie terribili” pubblicato nel 1962. Per aiutare la costruzione arrivano anche donazioni da nomi celebri, come i carrozzieri Bertone, Pinin Farina e Scaglietti, tutti vicini a Ferrari. Per sua volontà, la nuova struttura si presenta a pianta esagonale, con un nucleo centrale di uffici e aule, nonché dotata di un sistema di aria condizionata centralizzata: un’iniziativa epocale.

Anche qui gli studenti possono contare su spazi pratici come la sala prova motori. Il legame con l’azienda continua negli anni, tanto che la scuola, a partire dal 1967, diventa anche sede dei corsi per capi intermedi destinati ai dipendenti Ferrari di un certo livello. Sono corsi autonomi, slegati dal programma scolastico e organizzati in orari differenti, ma che testimoniano bene il continuo scambio fra scuola e stabilimento.

I corsi dell’Istituto rimarranno di durata triennale fino agli anni ’90, quando si affiancheranno i due anni supplementari per completare il quinquennio. Con il tempo, la scuola richiamerà molti studenti da ogni parte d’Italia affermandosi come un istituto all’avanguardia dal punto di vista tecnico, costituendo team di ricerca su prototipi speciali e partecipando con questi a competizioni internazionali.

Bibliografia

AAVV, “A. Ferrari 50, 1963 – 2013, Istituto Tecnico e professionale”, 2013, IPSIA Maranello

L’Istituto Superiore Dino Ferrari

Nel 1963 apre i battenti l’Istituto Superiore “Dino Ferrari” nella vecchia sede del corso motoristi: una scuola all’avanguardia per rispondere alle esigenze del settore automobilistico.

Non passano molti anni dalla fine dell’esperienza del corso motoristi che Enzo Ferrari torna in pista nel settore della formazione. Questa volta l’obiettivo è fondare un istituto superiore aperto a ogni studente, ma soprattutto unico nel suo genere. Il 1 ottobre 1963 apre così i battenti l’Istituto Superiore “Dino Ferrari”, sempre di durata triennale, intitolato al figlio scomparso di Enzo.

Per i primi due anni la sede è quella utilizzata anche dal corso motoristi, ossia il rustico dove oggi si trova il Ristorante “Il Cavallino”. Il motivo per cui l’istituto si profila come unico nel suo genere è lo stretto rapporto con la fabbrica che lo dota di un corredo didattico di tutto rispetto. A disposizione degli studenti ci sono infatti sia motori Ferrari sia altri motori privi di cablaggi comprati all’usato.

L’idea di Ferrari è infatti quella di rendere l’istituto capace di rispondere alle esigenze più moderne del settore automobilistico, formando di conseguenza i suoi allievi. Alla sua fondazione, è l’unica scuola d’Italia specializzata in motori e l’unico istituto tecnico della provincia di Modena oltre al Corni situato nel capoluogo.

Bibliografia

AAVV, “A. Ferrari 50, 1963 – 2013, Istituto Tecnico e professionale”, 2013, IPSIA Maranello

Filmer Paradise a Maranello

Quando il Drake riceve inviti, preferisce invitare a sua volta i mittenti a Maranello: nel 1963 fa così anche con Filmer Paradise di Ford, facendo saltare un accordo per la vendita della Ferrari.

Negli anni ’60 la Ferrari si è già fatta un nome grazie alle vittorie e all’aura di esclusività delle sue automobili. Maranello comincia a diventare teatro di ospiti illustri in visita, anche perché Enzo Ferrari, quando riceve un invito da un personaggio famoso, preferisce farlo venire a Maranello.

Succede così anche con Filmer Paradise della Ford che arriva a in città il 12 aprile 1963, direttamente dagli Stati Uniti. La sua non è una semplice visita di cortesia: qua si parla di business, di affari, si vagliano i presupposti di un accordo bilaterale perché Ford acquisti Ferrari. E l’accordo, per qualche tempo, sembra concludersi davvero. Ferrari manterrebbe il controllo del 90% sul comparto corse e del 10% sulle vetture Gran Turismo. Ford, il restante: 10% del controllo sulle prime, 90% del controllo sulle seconde.

Ma a questo punto, in seguito a un tipico scambio di battute fra gentlemen in affari e un’osservazione posta da Enzo Ferrari, Filmer Paradise dice la frase sbagliata nel momento sbagliato. O in quello giusto, dipende dai punti di vista. “Signor Ferrari, lei vende l’azienda e pretende di comandare anche dopo?”. Ferrari, si sa, non è un personaggio che le manda a dire: va su tutte le furie, caccia dall’ufficio Paradise e il suo seguito, e fa saltare l’accordo.

L’episodio è emblematico del carattere di Ferrari, non solo del suo temperamento fiero e sanguigno, ma anche della sua leggendaria “inamovibilità” da Maranello. “Quando ricevo un invito da questo o da quel personaggio, io rispondo che venga lui a Maranello. – Affermava infatti – Se andassi io vedrebbe solo un vecchio. Se viene lui qui, vede cosa abbiamo fatto e cosa sappiamo fare.”

Bibliografia

Gianni Rogliatti, “Maranello, Ferrari e… la sua gente”, Edizioni del Puntografico, Comune di Maranello

Ceramiche alla riscossa… e non solo.

Nei primi anni ’60 la zona di Maranello vede l’apertura di molte imprese, alcune tuttora esistenti, fra cui le prime ceramiche che la renderanno parte del famoso comprensorio.

Il territorio di Maranello è famoso soprattutto per la presenza della Ferrari. Vero è che a partire dagli anni ’60 c’è un altro settore che trova terreno fertile a Maranello. Si tratta della produzione di piastrelle, che farà presto diventare la città uno dei luoghi simbolo del comprensorio ceramico assieme a Fiorano e Sassuolo. Nel 1961 apre Ceramica Sima, seguita nello stesso anno da Sant’Anna Splendor. Il 1962 vede il turno di Saces, Piemme e Cemar, fino ad arrivare agli anni ’70 con Cisa-Cerdisa e Saime. Alcune di queste pioniere maranellesi della ceramica sono tuttora attive.

Ma per quanto riguarda le imprese del territorio, gli anni ’60 non significano solo piastrelle bensì uno sviluppo imprenditoriale e industriale su più fronti. Sempre nel 1961, Pasquale Cassani lascia il reparto corse della Ferrari per iniziare l’attività di costruttore di macchine da stiro che diventerà, dieci anni dopo, la fonderia Presse da stiro San Giorgio. Lo stesso anno, Nando Ferrari comincia un’attività in proprio presso un capannone su Via Claudia Est: un’officina, destinata poi a diventare un rivenditore Fiat ancora presente.

All’inzio degli anni ’60 è già attiva da quasi dieci anni l’impresa di Bonfiglio Forghieri. L’omonima carrozzeria, aperta presso la chiesa di Santa Maria del Corso, viene poi trasferita e tramutata nell’attuale Forghieri Cabine e Vetri, specializzata in vetri temprati per l’edilizia, box docce, stampaggio lamiere. Proprio dalla Forghieri esce un altro imprenditore che nel 1961 fonda la sua azienda. Si tratta di Umberto Zanasi che comincia aprendo una piccola carrozzeria in Via Piave. Gli intenditori avranno riconosciuto nel cognome del fondatore il nome dello stabilimento che oggi si occupa della verniciatura delle scocche in metallo e carbonio di Ferrari e Maserati.

Come per le piastrelle, l’onda lunga delle nuove imprese prosegue nel 1962 quando Mario Gorzanelli fonda una ditta di riparazione di macchine elettriche. Questa si evolverà grazie alla produzione di gruppi elettrogeni e impianti per la produzione di energia elettrica, diventando Margen, SAI Electric e SAI Consulting, realtà ancora presenti. Infine, prende le mosse lo stesso anno Macchioni Infissi del Cavalier Ermanno Macchioni, fondata con un capitale di sole 56.000 lire: l’equivalente di uno stipendio mensile di allora.

 

 

Bibliografia

Silvano Soragni, “Maranello, 1860… da Libero Comune a laboriosa città”, Artioli Editore, 2011

La borsa di studio “Dino Ferrari”

Nel 1956 il corso motoristi viene sostituito dalla borsa di studio “Dino Ferrari” dedicata al figlio del Drake scomparso prematuramente.

L’esperienza del corso triennale motoristi fondato da Enzo Ferrari per formare i propri operai e i giovani maranellesi desiderosi di prendere un diploma dura dieci anni. Nel 1956 il progetto si interrompe bruscamente. Qualcosa è successo nella vita di Enzo Ferrari: suo figlio Dino, promettente ingegnere di 24 anni, è venuto a mancare a causa di una grave forma di distrofia.

Come è comprensibile, il lutto segna una battuta di arresto su molti fronti. Il progetto sulla formazione, però, non è del tutto abbandonato. Nello stesso anno Enzo Ferrari decide di istituire una borsa di studio che sostituisca, almeno in piccola parte, la missione della scuola motoristi.

La borsa, intitolata al figlio, viene deliberata all’unanimità dal Consiglio Comunale e ha lo scopo di sostenere negli studi un “giovane povero” perché possa “lodevolmente conseguire il Diploma di Perito industriale”. L’avventura scolastica cominciata nel 1946, dunque, non è finita, e nell’arco di qualche anno rinascerà del tutto, ancora più forte e strutturata di prima.

 

Bibliografia
AAVV, “A. Ferrari 50, 1963 – 2013, Istituto Tecnico e professionale”, 2013, IPSIA Maranello