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La visita dell’equipaggio dello Shuttle

26 giugno 2001: l’equipaggio della missione STS-100 della NASA “atterra” a Maranello per una visita ufficiale alla città e alla Ferrari.

L’astronauta italiano Umberto Guidoni, il comandante Ken Rominger, il pilota Jeffrey Ashby e i mission specialist John Philips e Scott Parazynski (americani) e il canadese Chris Hadfield vengono accolti da una folla festante.

L’equipaggio della NASA, reduce dalla missione STS-100 dello Space Shuttle di attracco alla Stazione Spaziale Internazionale (19 aprile-1 maggio) è stato ospite della patria della Ferrari, in una ideale congiunzione tra due importanti realtà dell’innovazione tecnologica mondiale.

Gli astronauti sono “atterrati” in piazza a Maranello, accolti da un vero bagno di folla da parte della cittadinanza e salutati dagli inni nazionali dei loro Paesi. In municipio i membri dell’equipaggio hanno gustato le specialità locali come il Parmigiano Reggiano e l’Aceto Balsamico Tradizionale, e nell’incontro con il pubblico hanno raccontato i particolari della missione, che ha portato sulla Stazione Spaziale il modulo italiano Raffaello.

Un incontro significativo, quello tra gli astronauti NASA e la città di Maranello, sede della Ferrari, all’insegna dell’innovazione più avanzata. Proprio in quegli anni la stessa Ferrari, attraverso la Space Division, ha sviluppato componenti aereospaziali per l’Agenzia Spaziale Europea.

Non è la prima volta che Maranello accoglie gli astronauti e non sarà l’ultima: nel 1996 l’equipaggio della missione STS-75 – tra cui gli italiani Umberto Guidoni e Maurizio Cheli – si collegò con la città per dialogare con 200 studenti dell’IPSIA Ferrari di Maranello, nel 2008 e 2011 la visita di Paolo Nespoli della European Space Agency, nel 2012 la visita in Ferrari dell’americano Steve Smith e nell’ottobre 2015 di Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana in una missione aerospaziale, tra i componenti della Missione Futura insieme a Anton Skaplerov e Terry Virts.

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La festa per il ritorno del titolo mondiale

L’8 ottobre del 2000, dopo 21 anni, Michael Schumacher riconquista con la Ferrari il titolo di Campione del mondo piloti.

È il primo titolo per la Ferrari da quello ottenuto nel lontano 1979 da Jody Scheckter. Dopo una lotta per la pole position tra Michael Schumacher e Mika Häkkinen, che si scambiano le posizioni in cima alla lista dei tempi per ben cinque volte lungo tutta la gara, è il pilota tedesco a spuntarla.

Migliaia di persone dall’Italia e dall’estero festeggiano nelle strade e nelle piazze di Maranello, dopo aver assistito al memorabile Gran Premio di Suzuka su un maxischermo appositamente allestito: una marea multicolore di lingue, culture, etnie e tradizioni, una moltitudine variegata e festosa unita dall’unica grande passione per la Ferrari.

È il popolo dei tifosi, una comunità di appassionati che non perde occasione per tributare al proprio mito segni di affetto e calore. Anche nei momenti più difficili, come nei gran premi finali dei campionati di F1 del 1997, 1998 e 1999, quando la Ferrari ha mancato di un soffio la vittoria del mondiale piloti. È in quei momenti che la “fede” ferrarista emerge in tutta la sua unicità: un amore incondizionato e smisurato per la scuderia e i suoi piloti, anche nelle sconfitte, e ben rappresentato dall’immenso cuore rosso di 360 mq. realizzato dagli stessi tifosi e trascinato in corteo come un vero trofeo, simbolo di identità e appartenenza, o dal suono delle campane della parrocchia che celebrano i trionfi del Cavallino.

Quello dei gran premi a Maranello è un grande rito collettivo che richiama persone da ogni parte d’Italia e d’Europa per assistere insieme, nella città del Cavallino, alla proiezione delle gare di Formula 1. Una tradizione che prosegue ancora oggi, nelle domeniche di gara, con le dirette delle gare all’Auditorium Enzo Ferrari, dove gli appassionati si danno appuntamento per tifare Ferrari.

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La Cronoscalata del Cavallino

Una corsa di velocità in salita per auto moderne e storiche ha ripercorso il tracciato utilizzato a lungo per i test delle Rosse.

Prima della costruzione del circuito di Fiorano nel 1972, Enzo Ferrari era solito testare le proprie auto, anche quelle da corsa, sulle strade cittadine, in particolare sul tratto della via Giardini che da Maranello conduce a Serramazzoni, passando per la mitica “Svolta” di San Venanzio, località che prende il nome dalla caratteristica curva a gomito presente in quel punto.

Su quel tratto non era inconsueto per gli abitanti della frazione ammirare campioni come lo statunitense Phil Hill provare la 250 Testa Rossa che lo avrebbe condotto alla vittoria alla 24 ore di Le Mans il 22 giugno 1958 insieme a Olivier Gendebien.

Su quella strada che dalla pianura porta alla collina Ferrari teneva a battesimo molte delle sue creature. Proprio sulla via Giardini a partire dal 1998 e per alcuni anni si è disputata la Cronoscalata del Cavallino, gara di velocità in salita per auto moderne e storiche, evento che ha richiamato numerosi appassionati desiderosi di rivivere quelle antiche emozioni. Una gara che ha riportato in auge i fasti e le atmosfere di un periodo mitico per l’automobilismo da corsa.

In quegli anni Maranello accoglie anche altri grandi eventi sportivi, come la partenza della Maratona d’Italia dalla Galleria Ferrari, cornice suggestiva per una disciplina antichissima e gloriosa, idealmente legata a Maranello perché lo stesso Enzo Ferrari, in gioventù, prima di appassionarsi ai motori, aveva praticato l’atletica: “Un’emozione ancora lontana, per me, quella del volante”, scrisse nelle sue memorie, “Il mio sport era l’atletica leggera”.

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Il monumento a Enzo Ferrari

Nel 1998 Maranello festeggia i cento anni della nascita di Enzo Ferrari con una lunga serie di iniziative.

Uno dei “segni” rimasti dalle celebrazioni è il monumento dedicato al fondatore dell’azienda, donato alla città dal figlio Piero. La statua è una colonna di bronzo che ritrae le tappe più significative della vita di Enzo Ferrari ed è stata realizzata da Marino Quartieri, scultore modenese molto stimato dal Drake, su incarico del quale aveva realizzato anni prima alcune opere per la tomba di famiglia al cimitero di San Cataldo a Modena.

L’opera si trova di fianco al municipio, per testimoniare il legame che unisce la casa automobilistica alla città. Collocata su un piedistallo di granito alto quasi due metri, la scultura è una sorta di “colonna traiana” in bronzo alta circa 5 metri, di due metri di diametro e del peso di sessanta quintali. Una lunga fascia gira attorno alla colonna in un movimento ascendente. Reca raffigurate, a tutto tondo e a rilievo, le scene e gli episodi più significativi della lunga vita e della gloriosa carriera di Enzo Ferrari, le persone a lui care, i suoi collaboratori, i meccanici, le gare, le vittorie, le automobili, tutta l’epopea di Ferrari e della mitica casa automobilistica da lui fondata. Al culmine di questo percorso a spirale campeggiano la figura di Ferrari, il Cavallino rampante e l’ala della vittoria. I soli personaggi riconoscibili, oltre a Ferrari, ai suoi figli Dino e Piero e al nipote Enzino, sono il pilota Tazio Nuvolari e Sergio Pininfarina, il grande designer dei modelli più celebri delle vetture granturismo. Le altre figure non hanno identità ben precisa: sono piloti e tecnici, colti in azioni dinamiche con le automobili che hanno fatto la storia del Cavallino.

Il monumento a Enzo Ferrari a Maranello è uno dei luoghi più visitati dai turisti e la tappa obbligatoria dei tifosi dopo ogni vittoria della Ferrari. Un monumento gemello è stato donato alla città di Modena ed è collocato nel Parco Ferrari.

Tra le altre iniziative organizzate a Maranello nel 1998 per i cento anni di Enzo Ferrari, da ricordare la mostra internazionale d’arte “Da Ferrari alla Ferrari” e il workshop di architettura “Mito e luoghi: Ferrari e Maranello” dedicato allo studio di progetti urbanistici innovativi per la città, a cura dell’istituto di design Domus Academy.

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I cinquant’anni della Ferrari

Nel 1997 a Maranello si celebra il cinquantesimo anniversario dell’azienda del Cavallino.

Era il 1947 quando dalla fabbrica di Maranello uscì la prima Ferrari mai costruita, la 125S. Per festeggiare l’evento, nel maggio 1997, duemila Ferrari sono arrivate da Roma a Maranello attraversando l’Italia.

La partenza della lunga carovana dalla Capitale non è casuale: fu proprio al Gran Premio di Roma, sul circuito di Caracalla, che la Ferrari conquistò la prima vittoria il 25 maggio 1947, con la 125S guidata da Franco Cortese, primo pilota e collaudatore della scuderia. Solo qualche settimana prima il deludente risultato della gara sul circuito di Piacenza aveva portato Enzo Ferrari a commentare: “un insuccesso, ma promettente”. La vittoria romana fu invece l’avvio di una lunga serie di successi sulle piste: già nel ’47 la Ferrari vinse metà dei gran premi di quel campionato.

La strada che congiunge Roma a Maranello, in occasione del cinquantesimo, è dunque il percorso simbolico e concreto che racconta la storia e l’evoluzione del mito Ferrari lungo i suoi primi 50 anni. Il lungo corteo del 1997 ha visto protagoniste auto storiche dei collezionisti di tutto il mondo, come la GTO, la 250 Le Mans, la spider California, la 250 GT, la Daytona. Uno spettacolo straordinario culminato nella sfilata in pista a Fiorano e nella grande festa in Piazza Libertà a Maranello con i vertici dell’azienda e l’amministrazione comunale, con tanto di taglio della torta al grido di “Tanti auguri Cavallino!”.

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L’Acetaia Comunale di Maranello

Nel 2012 inaugura l’Acetaia Comunale di Maranello presso San Venanzio: l’oro nero modenese trova così casa anche nella città del Cavallino.

Non solo motori, non solo ceramica: Maranello si è fatta un nome anche per l’enogastronomia. La Regione e la Provincia in cui è inserita parlano già da sole, infatti la stessa città è portavoce di una delle specialità del territorio: l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.

Nel 2012 ha inaugurato l’Acetaia Comunale di Maranello, presso un sottotetto di San Venanzio. L’ “oro nero”, preparato secondo un’antica ricetta citata fin dal 1508, ha trovato così ufficialmente casa anche nella città del Cavallino. La definizione dei maestri assaggiatori della Consorteria lo definisce un prodotto dal colore “bruno scuro, carico e lucente”, con una consistenza di “scorrevole sciropposità”, e dal sapore “dolce e agro con sfumature vellutate”.

Insomma, diffidare dalle imitazioni! Il vero Aceto Balsamico Tradizionale è quello proveniente da mosto d’uva cotto, tratto da uve rigorosamente del territorio, e fatto invecchiare in batterie di botti di legni e dimensioni diverse. Una lunga e precisa operazione di travasi e rabbocchi lo trasforma poi nel prodotto inconfondibile che conosciamo.

L’Acetaia Comunale è a buon titolo un punto di partenza per un tour goloso del territorio di Maranello. Fra gli altri prodotti della zona approvati dai buongustai, ci sono tutte le maggiori specialità modenesi: Parmigiano-Reggiano, crescentine, gnocco fritto, liquore nocino. E per finire, il miele, sia di castagno sia millefiori, e la mela campanina, una varietà di frutta tipica della zona di Maranello.

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Il gemellaggio con Sakahogi

Nel 2011 viene sancito il gemellaggio fra Maranello e Sakahogi: un rapporto nato sui banchi di scuola grazie a uno scambio fra l’Istituto Dino Ferrari e il N.A.C. della città giapponese.

In quanto città dei motori, Maranello non poteva che gemellarsi con un’altra città specializzata nelle quattro ruote, Sakahogi. Sede del Nakanihon Automotive College, Sakahogi fa parte del comprensorio dove hanno sede Toyota, Subaru, Nissan e Suzuki. Il gemellaggio ufficiale viene siglato nel 2011 ed è il naturale proseguimento di un’esperienza nata sui banchi di scuola.

Fin dal 1999, infatti, fra il N.A.C. di Sakahogi e l’Istituto Ferrari di Maranello prende corpo uno scambio annuale. Grazie alla professoressa Emilia Paderno e al preside giapponese Hiro Hamada, alcuni ragazzi italiani cominciano a recarsi a Sakahogi per il tirocinio aziendale e viceversa. Di fatto, lo scambio diventa subito un’importante esperienza di confronto umano e lavorativo.

Le due scuole hanno anche partecipato a progetti congiunti. In seno al progetto Levante, per esempio, un team di lavoro misto ha realizzato il prototipo MULO SYSTEM: un veicolo quadriciclo testato su strada da Roma a Maranello. Citato anche da Wired e da L’Espresso, ha ottenuto un riconoscimento al Well Tech Award di Milano.

Il gemellaggio fra Maranello e Sakahogi, dunque, si conferma come parte integrante delle esperienze della città, condividendo sia la rispettiva vocazione industriale sia progetti concreti per la formazione umana e professionale dei più giovani.

Bibliografia

Aavv, “A. Ferrari 50, 1963 – 2013, Istituto Tecnico e professionale”, 2013, IPSIA Maranello

“Formula Uomo”: archistar a Maranello

Dal 2002 al 2009 lo stabilimento di Maranello si trasforma nella Cittadella Ferrari grazie ad architetti di fama internazionale: le parole d’ordine sono luce, trasparenza ed elementi vegetali.

Nell’arco di sette anni lo stabilimento di Maranello cambia pelle. Il progetto “Formula Uomo”, volto a costruire una “Cittadella Ferrari” a misura di essere umano, si realizza appieno fra il 2002 e il 2009. E la città si arricchisce grazie alle firme di architetti di fama internazionale.

Nel 2002 i lavori partono con Luigi Sturchio e Marco Visconti che curano la Logistica della Gestione Sportiva e le nuove Lavorazioni Meccaniche. La forma della Logistica ricorda un dirigibile. Le Lavorazioni Meccaniche, invece, si presentano come aree di lavoro alternate a isole vegetali che allentano la tecnologia altrimenti dominante. L’elemento vegetale e la luminosità naturale diventeranno le parole d’ordine nel restyling dello stabilimento.

Nel 2004 è il turno di altre due strutture. Marco Visconti cura il Padiglione Verniciatura dove inserti trasparenti permettono di vedere da fuori le fasi della lavorazione. L’edificio viene ricoperto da una sorta di “epidermine hi-tech” in alluminio e vetro opalino, per regolare al meglio le condizioni climatiche ed energetiche. All’interno, i contatti fra persone e materiali del ciclo verniciatura sono minimizzati.

Lo stesso anno prende vita il Centro di Sviluppo Prodotto, ideato da Massimiliano Fuksas. Qui, l’illuminazione naturale si diffonde grazie alle superfici trasparenti e sfalsate della struttura, raccordate da passerelle sospese. Completano il quadro elementi naturali come acqua, rocce laviche, bambù e ciottoli bianchi, per favorire un ambiente che stimoli serenità e riflessione.

Nel 2008 è la volta del Ristorante aziendale, che vede di nuovo protagonista Marco Visconti.  L’architetto realizza un volume curvilineo, corrispondente alla sezione di una pala di elicottero. La struttura è luminosa, organizzata con arredi a isole, e prevede avanzati criteri energetici e controllo della qualità dell’aria.

Infine, i microgiardini interni tornano nel 2009 presso le Nuove Linee di Montaggio progettate da Jean Nouvel. Qui l’elemento naturale è finalizzato ad assorbire la rumorosità. E di nuovo, una copertura in lamelle specchianti e grandi lucernari favorisce trasparenza e luminosità.

 

Bibliografia

A cura di ICARO Progetti x l’Arte, Elisabetta Barbolini Ferrari e Augusto Bulgarelli, “Maranello e il suo Museo”, Città di Maranello

 

 

La ricerca dell’Istituto “Dino Ferrari” sui prototipi

Nel 1998 l’Istituto Ferrari vince il premio ENEA, uno dei tanti traguardi raggiunti nell’ambito della ricerca sui prototipi di cui la scuola si fa portavoce.

Anno 1998. Per l’Istituto “Dino Ferrari” è tempo di vincere il suo primo premio nell’ambito della ricerca e dello sviluppo di prototipi. È un comparto fertile, in cui gli studenti di Maranello sono attivi già da anni con vari team di lavoro guidati dai professori.

Il riconoscimento che arriva nel 1998 è il premio ENEA conquistato al Trans-European: il primo rally per veicoli elettrici che attraversa l’Europa, 1300 km da Bruxelles a Montecarlo. I sei prototipi con cui si presenta Maranello sono creati – e guidati – proprio dagli studenti dell’Istituto Ferrari.

Già nel 1995 la scuola aveva presentato il prototipo Oxiana 1 alla manifestazione Motore 2000 a Milano. I pezzi di Oxiana 1 erano poi serviti per costruire Oxiana 2, un ibrido elettro-solare con pannelli fotovoltaici sulla carrozzeria, sperimentato su strada al confine fra Afghanistan e Uzbekistan.

Nel 1996, invece, la scuola aveva fornito l’unico team europeo ammesso al World Solar Cycle Challenge: 3600 km nel bel mezzo del deserto australiano da percorrere con prototipi di veicoli solari. Il modello presentato dai maranellesi, con carrozzeria in legno di balsa, si chiamava Pinocchio ed era ispirato alla prima concept car elettrica della storia, la Jamais Contente del 1899.

Dopo il premio ENEA, per l’istituto arrivano altri riconoscimenti ed esperienze. Nel 2000 la scuola vince il premio INVFactor del CNR grazia al triciclo leggero Fuell Buster, mentre nel 2012 il suo prototipo Celerifero si classifica primo a Job Orienta, iniziativa promossa dal MIUR. Non manca poi la partecipazione, fra 2010 e 2012, alle Shell Eco Marathon organizzate in Germania e Olanda. Qui la scuola porta in pista i prototipi Virgil e Virgil Whale, il secondo dotato di una particolare carrozzeria a forma di balena.

Infine, anche la lunga collaborazione con il N.A.C. di Sakahogi dà i suoi frutti in fatto di prototipi. Fra questi, c’è il MULO SYSTEM: un veicolo quadriciclo testato su strada da Roma a Maranello. Citato anche da Wired e da L’Espresso, ha ottenuto un riconoscimento al Well Tech Award di Milano.

 

Bibliografia

Aavv, “A. Ferrari 50, 1963 – 2013, Istituto Tecnico e professionale”, 2013, IPSIA Maranello

La Galleria del Vento

Nel 1997 Renzo Piano progetta la Galleria del Vento dello stabilimento Ferrari: il primo tassello di “Formula Uomo”, per fare dell’azienda una “Cittadella” a misura di essere umano.

Alla metà degli anni ’90 lo stabilimento Ferrari comincia una metamorfosi volta a trasformarlo nell’attuale Cittadella Ferrari. È l’inizio di “Formula Uomo”, il programma inaugurato da Luca Cordero di Montezemolo per rendere lo stabilimento un luogo a misura di essere umano. Lo scopo, mantenere alta la qualità di vita dei lavoratori con ambienti firmati da grandi nomi dell’architettura.

Il primo tassello è la famosa Galleria del Vento, progettata da Renzo Piano. Oggi spicca alle spalle del nuovo ingresso, con la sua forma inconfondibile. È una “scultura della velocità”, dove il classico tubo che incanala l’aria – necessario in ogni Galleria del Vento – diventa il fulcro della costruzione prendendo le sembianze di un pezzo di motore.

Bibliografia

A cura di ICARO Progetti x l’Arte, Elisabetta Barbolini Ferrari e Augusto Bulgarelli, “Maranello e il suo Museo”, Città di Maranello

A cura di ICARO Progetti x l’Arte, aavv, “Enzo Ferrari & Maranello”, Città di Maranello