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Il vertice Italia-Germania

Il 31 agosto 2016 Maranello ha ospitato il vertice bilaterale Italia-Germania.

L’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi e la Cancelliera tedesca Angela Merkel, insieme alle rispettive delegazioni istituzionali, si sono incontrati all’interno degli stabilimenti della Ferrari, simbolo internazionale dell’eccellenza del made in Italy. Una giornata che resterà nella storia di Maranello, a riconoscimento dell’importanza di un territorio che è il simbolo del “saper fare” e della capacità di affrontare le sfide della contemporaneità con un approccio concreto e uno sguardo sempre rivolto al futuro. Accolti dalle autorità locali e dai vertici dell’azienda sulla pista del Cavallino, i protagonisti delle istituzioni italo-tedesche hanno discusso per l’intera giornata dei temi cardine dell’agenda politica europea: dalla flessibilità alla sicurezza economica, dal terrorismo alla questione immigrazione, a pochi giorni di distanza dal tragico terremoto che aveva colpito vaste zone dell’Italia centrale. Gli interi lavori del vertice – che hanno visto la partecipazione delle massime delegazioni governative dei due paesi e la conferenza stampa finale congiunta del presidente del Consiglio italiano e della Cancelleria alla presenza di decine e decine di giornalisti italiani e stranieri – si sono svolti nei locali messi a disposizione da Ferrari, in un contesto per eccellenza internazionale.

La giornata storica ha confermato Maranello quale luogo emblema del made in Italy conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

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La prima Notte Rossa

Nel giugno 2012 debutta la Notte Rossa, una grande festa per celebrare l’orgoglio e la passione della comunità organizzata dall’amministrazione comunale di Maranello.

Una festa popolare in cui protagoniste assolute sono le Ferrari, provenienti da tutta Italia e dall’estero, collocate lungo le strade cittadine in un simbolico museo a cielo aperto: il ritorno a casa delle auto uscite dagli impianti di Maranello. E poi spettacoli, musica, intrattenimento per una kermesse capace di attirare ogni anno migliaia di persone. Nel 2016 la Notte Rossa è stata anche la prima festa nazionale della rete nazionale Città dei Motori.

Già a partire dalla primissima edizione, la Notte Rossa si caratterizza come l’evento per eccellenza, di forte richiamo, dedicato alla passione per la Ferrari. Una grande festa per tutti che coinvolge l’intera città, dalla centrale Piazza Libertà alla zona del Museo Ferrari, con la splendida coreografia di decine di Ferrari di ogni epoca a fare da cornice a spettacoli, animazioni, eventi sparsi lungo le strade, tra cui il Ferrari Pit Stop Experience, il suggestivo spazio che permette di cimentarsi nel ruolo di meccanico di Formula 1 con l’assistenza dello Scuderia Ferrari Club.

Migliaia di persone, in quella notte di inizio estate, affollano Maranello per celebrare l’orgoglio e la passione che dalla città del Cavallino rampante hanno contagiato tutto il mondo.

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Il passaggio della Mille Miglia

Il 19 maggio 2012 sulle strade di Maranello transita la storica gara automobilistica.

Il “Ferrari Tribute to Mille Miglia”, gara di regolarità per auto d’epoca, è l’ideale prosecuzione della competizione automobilistica stradale disputata in 24 edizioni tra il 1927 e il 1957.

Nella tappa maranellese le storiche vetture hanno percorso le principali vie cittadine e toccato i luoghi simbolo della Ferrari. Particolarmente emozionante il passaggio all’interno degli stabilimenti dell’azienda con il transito delle vetture dal nuovo ingresso in via Enzo Ferrari e l’uscita in Via Abetone Inferiore, storico ingresso dell’azienda.

Per Enzo Ferrari la Mille Miglia era “la corsa su strada più bella del mondo” e la rievocazione storica è un omaggio all’originaria gara di velocità. L’edizione 2012 del Ferrari Tribute ha visto l’affermazione delle Ferrari 512 TR (1992), 458 Italia (2010) e 250 GT Cabriolet (1962). Rispettando la tradizione nata nel 1927, il percorso ha preso il via e si è concluso a Brescia, attraversando mezza Italia prima e dopo il giro di boa a Roma. Ogni anno, il percorso subisce modifiche allo scopo di tornare a far transitare la Mille Miglia in località nuove e diverse. Praticamente obbligata la tappa a Maranello, la città che ha dato i natali alla casa automobilistica più prestigiosa del mondo.

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La cittadinanza onoraria a Michael Schumacher

Il 5 dicembre 2006 il Comune di Maranello conferisce la cittadinanza onoraria al pilota tedesco e pluricampione del mondo Michael Schumacher.

Oltre alla simbolica chiave della città, il pilota tedesco riceve in dono una campana di bronzo appositamente realizzata per l’occasione che riporta l’incisione delle sue vittorie in Ferrari dal 1996 al 2006 (da tradizione, le vittorie del Cavallino sono salutate a Maranello dal suono delle campane della chiesa parrocchiale di San Biagio). Un riconoscimento istituzionale, a nome di tutti i maranellesi, per la splendida storia sportiva di cui il campione è stato protagonista nei dieci anni precedenti.

“Schumacher, con la sua storia sportiva alla Ferrari, è stato per Maranello un compagno di viaggio in un tratto di strada importante”, recita la delibera del Consiglio comunale che ha votato all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria. “Oggi a conclusione di un’incredibile stagione di successi, Maranello vuole ringraziarlo attribuendogli la cittadinanza onoraria. Non si tratta di un mero atto formale, ma di un sentimento comune fra i maranellesi che già da tempo considerano Schumi un concittadino un po’ speciale. Una persona cui viene riconosciuto un carattere, una dedizione al lavoro che è vicina alla nostra sensibilità. La storia di questi undici anni di Schumacher alla Ferrari ha coinciso non solo con un rilancio ai massimi livelli delle competizioni mondiali di Formula 1 della squadra corse, ma anche con la definitiva realizzazione di un piano industriale che ha portato la Ferrari ad uscire dalla crisi dell’inizio degli anni ’90. Se infatti i risultati sportivi conseguiti da Michael Schumacher hanno dato grande visibilità alla nostra cittadina, fungendo da volano per quelle attività economiche legate al turismo e non solo, hanno soprattutto sostenuto il rilancio dell’attività industriale della Ferrari. La Ferrari, azienda di importanza nazionale, per Maranello e la sua comunità è un’importante fattore per l’economia locale che si è concretizzata in lavoro sia nella fabbrica sia nelle attività dell’indotto per molte famiglie residenti. L’attenzione alle gesta di Schumacher e della Ferrari è stata decisiva per fare di Maranello una meta di turisti italiani e stranieri”.

Michael Schumacher detiene la gran parte dei record della Formula 1, avendo conseguito, oltre ai titoli iridati, anche il maggior numero di Gran Premi vinti, di Giri Veloci in gara, di hat trick (pole position, vittoria e giro più veloce nella stessa gara). Fino al 13 ottobre 2013, ha detenuto il record assoluto di punti in carriera. È stato anche il primatista di pole position (68) dal 2006 al 2017, il primo tedesco a divenire campione del mondo di Formula 1 e l’icona più popolare nella Formula 1 fino al 2006, secondo un sondaggio effettuato dalla FIA. A ottobre 2003 diviene il più titolato pilota di Formula 1, superando il record di Juan Manuel Fangio, e nel 2004 ha marcato un ulteriore record vincendo il suo quinto titolo iridato consecutivo. Si è ritirato dalla Formula 1 alla fine del 2012.

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Il monumento a Enzo Ferrari

Nel 1998 Maranello festeggia i cento anni della nascita di Enzo Ferrari con una lunga serie di iniziative.

Uno dei “segni” rimasti dalle celebrazioni è il monumento dedicato al fondatore dell’azienda, donato alla città dal figlio Piero. La statua è una colonna di bronzo che ritrae le tappe più significative della vita di Enzo Ferrari ed è stata realizzata da Marino Quartieri, scultore modenese molto stimato dal Drake, su incarico del quale aveva realizzato anni prima alcune opere per la tomba di famiglia al cimitero di San Cataldo a Modena.

L’opera si trova di fianco al municipio, per testimoniare il legame che unisce la casa automobilistica alla città. Collocata su un piedistallo di granito alto quasi due metri, la scultura è una sorta di “colonna traiana” in bronzo alta circa 5 metri, di due metri di diametro e del peso di sessanta quintali. Una lunga fascia gira attorno alla colonna in un movimento ascendente. Reca raffigurate, a tutto tondo e a rilievo, le scene e gli episodi più significativi della lunga vita e della gloriosa carriera di Enzo Ferrari, le persone a lui care, i suoi collaboratori, i meccanici, le gare, le vittorie, le automobili, tutta l’epopea di Ferrari e della mitica casa automobilistica da lui fondata. Al culmine di questo percorso a spirale campeggiano la figura di Ferrari, il Cavallino rampante e l’ala della vittoria. I soli personaggi riconoscibili, oltre a Ferrari, ai suoi figli Dino e Piero e al nipote Enzino, sono il pilota Tazio Nuvolari e Sergio Pininfarina, il grande designer dei modelli più celebri delle vetture granturismo. Le altre figure non hanno identità ben precisa: sono piloti e tecnici, colti in azioni dinamiche con le automobili che hanno fatto la storia del Cavallino.

Il monumento a Enzo Ferrari a Maranello è uno dei luoghi più visitati dai turisti e la tappa obbligatoria dei tifosi dopo ogni vittoria della Ferrari. Un monumento gemello è stato donato alla città di Modena ed è collocato nel Parco Ferrari.

Tra le altre iniziative organizzate a Maranello nel 1998 per i cento anni di Enzo Ferrari, da ricordare la mostra internazionale d’arte “Da Ferrari alla Ferrari” e il workshop di architettura “Mito e luoghi: Ferrari e Maranello” dedicato allo studio di progetti urbanistici innovativi per la città, a cura dell’istituto di design Domus Academy.

L’eccidio dei Pini e la Liberazione di Maranello

Aprile 1945 è un mese movimentato: gli ultimi bombardamenti con morti civili, l’eccidio dei Pini per rappresaglia e, infine, la Liberazione.

Ai primi di aprile 1945 tre tedeschi stanno camminando su una strada nei pressi di Torre Maina. Manca meno di un mese alla liberazione di Maranello, ma questo ancora non si sa. Non si sa neanche perché questi tre tedeschi si stiano avventurando in una zona risaputamente presidiata dai partigiani: disertori o sprovveduti? Troppo tardi per saperlo. I partigiani fanno fuoco, ne uccidono due e feriscono il terzo.

L’11 aprile arriva la rappresaglia. Un gruppo di tedeschi comincia a perquisire ogni casa del circondario, persino la chiesa di Torre Maina dove Don Orlandi sta tenendo lezione di dottrina. Stanno per fucilarlo, ma i fedeli gli si parano davanti come scudo e il parroco viene risparmiato. Non è così per tre giovani parenti che abitano presso il fondo di Ripalta e che diventano l’obiettivo della rappresaglia: Giuseppe Pini di 31 anni, il suo omonimo Giuseppe Pini di 20, e Onelio Pini di 24. La strage è conosciuta come l’eccidio dei Pini, l’ultima ad avere luogo nel maranellese.

Anche i bombardamenti si fanno sentire fino all’ultimo. A ridosso della Liberazione viene distrutto il Consorzio Agrario di Via Claudia poiché occupato dai tedeschi come deposito di armi e munizioni. Poi, è il turno della Fornace di Giacomo Prandini Bartolini, usata dai tedeschi come fureria. Il bilancio, però, conta vittime solo fra i civili: nessun tedesco viene colpito, e le banconote depositate nella fureria voleranno nel cielo per ore, sospinte dal contraccolpo.

Undici giorni dopo la strage dei Pini, il 22 aprile 1945, le truppe alleate entrano finalmente a Maranello e liberano la città. Sono Americani, Sudafricani, Brasiliani: visi esotici agli occhi della popolazione, che dai cingolati lanciano caramelle, chewing-gum, sigarette, e si fanno fotografare con i maranellesi in festa. Uno dei carri armati rimane in panne all’incrocio fra Via Trebbo e Via Claudia. Per i bambini, il cingolato bloccato diventa subito un gioco, tanto che alcuni, salendo in cima, fanno partire senza volere una cannonata contro il campanile di San Biagio. Per fortuna, nessun danno: sarà l’ultimo colpo di mortaio che la città è costretta a sentire.

Il giorno seguente si insedia a Maranello la nuova giunta municipale popolare formata da esponenti del Comitato di Liberazione Nazionale. Tra le sue fila conta personaggi di tendenza socialista e comunista, ma anche tecnici apolitici esperti in agricoltura e commercio per rimettere in piedi la città. È iniziato un nuovo giorno: la guerra, questa volta, è finita per davvero.

 

Bibliografia
Silvano Soragni, “Maranello, dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004

The Pini Massacre and the Liberation of Maranello

April 1945 was a busy month: the last bombings with civilian deaths, the Pini massacre in retaliation and, ultimately, the Liberation.

In early April 1945, three Germans were walking on a road near Torre Maina. It was less than a month before the liberation of Maranello, but nobody knew it at the time. They also did not know why these three Germans were venturing into an area known as controlled by partisans: were they deserters or just unaware? Too late to know. The partisans opened fire, killing two and injuring the third.

On 11 April came the retaliation. A group of Germans began to search every house in the district, even the church of Torre Maina where Don Orlandi was holding a doctrine lesson. They were about to shoot him, but the faithful stood in front of him acting as a shield and the priest was spared. Three young relatives who lived in the plot of land named Ripalta were not so lucky. They became the target of the retaliation: Giuseppe Pini (31), his namesake Giuseppe Pini (20) and Onelio Pini (24). The tragedy became known as the Pini Massacre, the last shooting of its kind to take place in Maranello.

Even the bombings were felt up until the end of the war. Just before the Liberation, the Consorzio Agrario in Via Claudia was destroyed since it was occupied by the Germans as a storehouse of weapons and ammunition. The next target was the brickyard owned by Giacomo Prandini Bartolini, used by the German as an administration centre. However, only civilian casualties were counted: no German was hit, and the banknotes deposited in the brickyard would fly in the sky for hours, driven by backlash.

Eleven days after the Pini Massacre, on 22 April 1945, Allied troops finally entered Maranello and liberated the city. They were Americans, South Africans, and Brazilians: exotic faces in the eyes of the people, who threw candy, chewing gum and cigarettes from the tanks and posed for photographs with the celebrating citizens of Maranello. One of the tanks broke down at the corner of Via Trebbo and Via Claudia. The motionless tank immediately became a plaything for children, so much so that some, climbing on top, unintentionally fired a shell against the bell tower of the church of San Biagio. Fortunately, there was no damage: it would be the last mortar round that the city was forced to hear.

The following day, the new city council took office in Maranello, formed by representatives of the National Liberation Committee. Among its ranks were people who held both Socialist and Communist philosophies, and there were apolitical technical experts in agriculture and trade to revive the city. A new day had started: this time, the war was really over.

 

 

Bibliography

Silvano Soragni, “Maranello, dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004

Resistance in Maranello

Maranello gave an important contribution to the resistance during the Partisan struggle and the aftermath of the Armistice of 1943.

On 8 September 1943, near Maranello, near “La Borga” Fogliano, everyone was dancing and singing that the war had ended. Or at least, that’s what you would have thought. They were all happy, except a farmer who was standing in a corner, frowning. He took the floor and pointed out that the war was not over, because now the enemy was in Italy. In that moment of joy his words sounded strange and incongruous. He was rough, unkept, what did he know? The day after the facts proved him right.

Less than 24 hours later, German soldiers burst into Via Veneto schools, where the Italian soldiers were stationed. Some managed to escape out the back, including Mario Ricci of Pavullo, who would become the partisan Commander Armando. Others were crammed into the courtyard of the Corona Hotel in Via Claudia, where the Germans shot them. Some escaped even from there, through the houses, thanks to the help of pharmacist Gastone Caselli and the barber Bruno Gibellini. The resistance had started in Maranello.

Whoever escaped reached Rio Grizzaga and moved along the road to the hills to join the partisans. Those who remained managed to find work at the Riziero Soragni construction company or at Ferrari who, while producing war machines, hid partisans’ weapons under the factory roof. In the Maranello area, key centres were soon developing to help the partisan struggle. Among them, Casa Chierici and Casa Cavani in Torre Maina, and the house of Giuseppe Gagliardelli in Pozza, frequented by white partisans like Luigi “Lino” Paganelli and Ermanno “Claudio” Gorrieri.

Forged documents were also made in Maranello. Those who wanted to enlist as partisans needed a new identity card. Giulio Montorsi devised a ruse to bring a camera to Casa Taddeo, a partisan rallying point, and take the necessary photos. He had a galvanized bucket with a double bottom to hide the camera which was carried by brave photographer Dante Beltrami.

The history of the Maranello resistance continued with the winding down of the war, and saw 25 killed. Most of these, including Bruno Valentini, Luciano Manni, William Lodi and Mario Franchini, lost their lives in the bloody battle of Benedello on 5 November 1944.

 

 

Bibliography

Silvano Soragni, “Maranello, dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004

Silvano Soragni, “Maranello, 1860… da Libero Comune a laboriosa città”, Artioli Editore, 2011

La Resistenza a Maranello

Dalla lotta partigiana alla falsificazione di documenti, all’indomani dell’armistizio del 1943 anche Maranello dà il suo fondamentale apporto alla Resistenza.

8 settembre 1943. Vicino a Maranello, presso “La Borga” di Fogliano, un grammofono suona. Tutti ballano e cantano: è un giorno di festa, è finita la guerra. O almeno, questo è ciò si pensa. Sono tutti allegri, tranne un contadino che sta in un angolo, corrucciato. Prende la parola, fa notare che no, la guerra non è finita, perché adesso il nemico è in casa. In quel momento di allegria le sue parole suonano strane, fuoriluogo. È rozzo, trasandato, che ne sa lui? Eppure, il giorno dopo i fatti gli danno ragione.

Non sono passate 24 ore dai festeggiamenti che i soldati tedeschi irrompono nelle scuole di Via Veneto, dove sono di stanza i militari italiani. Alcuni riescono a scappare dal retro: fra questi, anche Mario Ricci di Pavullo che diventerà il comandante partigiano Armando. Gli altri vengono ammassati nel cortile della Locanda Corona in Via Claudia, dove i tedeschi cominciano a sparare. Qualcuno riesce a scappare anche da lì, attraverso alcune case, grazie all’aiuto del farmacista Gastone Caselli e del barbiere Bruno Gibellini. La Resistenza è cominciata anche a Maranello.

Chi scappa raggiunge Rio Grizzaga e prende la via delle colline per unirsi alle prime formazioni partigiane. Chi resta riesce a trovare lavoro presso l’impresa edile di Riziero Soragni o presso Ferrari che, pur producendo macchine belliche, nel sottotetto della fabbrica nasconde armi per i partigiani. Nell’area di Maranello si sviluppano presto alcuni centri nevralgici per aiutare la lotta partigiana. Fra questi, Casa Chierici e Casa Cavani a Torre Maina, e la casa di Giuseppe Gagliardelli a Pozza, frequentata da partigiani “bianchi” come Luigi “Lino” Paganelli ed Ermanno “Claudio” Gorrieri.

A Maranello si fanno anche documenti falsi. I renitenti alla leva che vogliono arruolarsi fra i partigiani devono munirsi di una nuova carta d’identità. Lo Stato civile di Maranello, grazie alla “talpa” Giulio Montorsi, escogita uno stratagemma per portare la macchina fotografica a Casa Taddeo, punto di ritrovo dei renitenti, e scattare loro le fototessere necessarie. La trovata è un secchio zincato a doppio fondo in cui nascondere la macchina fotografica, trasportato dal coraggioso fotografo del paese Dante Beltrami.

La storia della Resistenza maranellese si protrae fino agli sgoccioli della guerra, contando in tutto 25 morti. La maggior parte di questi – fra cui Bruno Valentini, Luciano Manni, William Lodi e Mario Franchini – perdono la vita nella sanguinosa battaglia di Benedello del 5 novembre 1944.

 

Bibliografia

Silvano Soragni, “Maranello, dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004

Silvano Soragni, “Maranello, 1860… da Libero Comune a laboriosa città”, Artioli Editore, 2011

The Maranello coat of arms

In 1931 Maranello was granted the use of a coat of arms, depicted today as a mosaic in front of the Town Hall

You can see the centre of Piazza della Libertà: 16,000 pieces of marble and semiprecious stones put together by the artist Mario Montanari to form the coat of arms of Maranello. Almost one small piece for each inhabitant, coming from all over the world to witness the city’s spirit of openness and hospitality. The mosaic was completed in 2000, 69 years after the coat of arms was adopted.

It was on 1 February 1931 when the decree of concession was issued to endow Maranello with its current crest. The decree describes the crest as “D’argento all’albero di pero fruttato al naturale, nodrito su pianura verde, alla vite fruttifera di nero accollata all’albero”, in an archaic sounding Italian language. The emblem chosen was a tree, a symbol of strength, well-roots in a fertile meadow, and the pears and the grapes refer to the main products of the area.