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La prima Notte Rossa

Nel giugno 2012 debutta la Notte Rossa, una grande festa per celebrare l’orgoglio e la passione della comunità organizzata dall’amministrazione comunale di Maranello.

Una festa popolare in cui protagoniste assolute sono le Ferrari, provenienti da tutta Italia e dall’estero, collocate lungo le strade cittadine in un simbolico museo a cielo aperto: il ritorno a casa delle auto uscite dagli impianti di Maranello. E poi spettacoli, musica, intrattenimento per una kermesse capace di attirare ogni anno migliaia di persone. Nel 2016 la Notte Rossa è stata anche la prima festa nazionale della rete nazionale Città dei Motori.

Già a partire dalla primissima edizione, la Notte Rossa si caratterizza come l’evento per eccellenza, di forte richiamo, dedicato alla passione per la Ferrari. Una grande festa per tutti che coinvolge l’intera città, dalla centrale Piazza Libertà alla zona del Museo Ferrari, con la splendida coreografia di decine di Ferrari di ogni epoca a fare da cornice a spettacoli, animazioni, eventi sparsi lungo le strade, tra cui il Ferrari Pit Stop Experience, il suggestivo spazio che permette di cimentarsi nel ruolo di meccanico di Formula 1 con l’assistenza dello Scuderia Ferrari Club.

Migliaia di persone, in quella notte di inizio estate, affollano Maranello per celebrare l’orgoglio e la passione che dalla città del Cavallino rampante hanno contagiato tutto il mondo.

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La visita dell’equipaggio dello Shuttle

26 giugno 2001: l’equipaggio della missione STS-100 della NASA “atterra” a Maranello per una visita ufficiale alla città e alla Ferrari.

L’astronauta italiano Umberto Guidoni, il comandante Ken Rominger, il pilota Jeffrey Ashby e i mission specialist John Philips e Scott Parazynski (americani) e il canadese Chris Hadfield vengono accolti da una folla festante.

L’equipaggio della NASA, reduce dalla missione STS-100 dello Space Shuttle di attracco alla Stazione Spaziale Internazionale (19 aprile-1 maggio) è stato ospite della patria della Ferrari, in una ideale congiunzione tra due importanti realtà dell’innovazione tecnologica mondiale.

Gli astronauti sono “atterrati” in piazza a Maranello, accolti da un vero bagno di folla da parte della cittadinanza e salutati dagli inni nazionali dei loro Paesi. In municipio i membri dell’equipaggio hanno gustato le specialità locali come il Parmigiano Reggiano e l’Aceto Balsamico Tradizionale, e nell’incontro con il pubblico hanno raccontato i particolari della missione, che ha portato sulla Stazione Spaziale il modulo italiano Raffaello.

Un incontro significativo, quello tra gli astronauti NASA e la città di Maranello, sede della Ferrari, all’insegna dell’innovazione più avanzata. Proprio in quegli anni la stessa Ferrari, attraverso la Space Division, ha sviluppato componenti aereospaziali per l’Agenzia Spaziale Europea.

Non è la prima volta che Maranello accoglie gli astronauti e non sarà l’ultima: nel 1996 l’equipaggio della missione STS-75 – tra cui gli italiani Umberto Guidoni e Maurizio Cheli – si collegò con la città per dialogare con 200 studenti dell’IPSIA Ferrari di Maranello, nel 2008 e 2011 la visita di Paolo Nespoli della European Space Agency, nel 2012 la visita in Ferrari dell’americano Steve Smith e nell’ottobre 2015 di Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana in una missione aerospaziale, tra i componenti della Missione Futura insieme a Anton Skaplerov e Terry Virts.

The Maranello coat of arms

In 1931 Maranello was granted the use of a coat of arms, depicted today as a mosaic in front of the Town Hall

You can see the centre of Piazza della Libertà: 16,000 pieces of marble and semiprecious stones put together by the artist Mario Montanari to form the coat of arms of Maranello. Almost one small piece for each inhabitant, coming from all over the world to witness the city’s spirit of openness and hospitality. The mosaic was completed in 2000, 69 years after the coat of arms was adopted.

It was on 1 February 1931 when the decree of concession was issued to endow Maranello with its current crest. The decree describes the crest as “D’argento all’albero di pero fruttato al naturale, nodrito su pianura verde, alla vite fruttifera di nero accollata all’albero”, in an archaic sounding Italian language. The emblem chosen was a tree, a symbol of strength, well-roots in a fertile meadow, and the pears and the grapes refer to the main products of the area.

Lo stemma di Maranello

Nel 1931 a Maranello viene concesso l’uso di uno stemma, raffigurato oggi come mosaico davanti al Municipio

Si può vedere al centro di Piazza della Libertà: 16.000 pezzi fra tasselli di marmo e pietre semi-preziose messe insieme dall’artista Mario Montanari per raffigurare lo stemma di Maranello. Un pezzettino per abitante, o quasi, proveniente da ogni parte del mondo per testimoniare lo spirito di apertura e di accoglienza della città. Il mosaico è stato completato nel 2000, 69 anni dopo l’adozione dello stemma da parte del comune.

È il 1 febbraio 1931 quando viene emanato il decreto di concessione per dotare Maranello del suo stemma attuale. “D’argento all’albero di pero fruttato al naturale, nodrito su pianura verde, alla vite fruttifera di nero accollata all’albero”, recita il decreto, con un italiano sembra quasi uscito da un poema epico. Lo stemma scelto presenta un albero, simbolo di forza, che affonda le radici in un prato fertile. A tale proposito, le pere e l’uva fanno riferimento alle principali produzioni della zona.

The textile sector and women at work

In the 1930s new businesses opened in the textile sector, providing good job opportunities for both men and women.

In the 1930s in Maranello, people who needed a package delivered could turn to Eminia Grani, called “Il Corriere di San Venanzio” (the courier of San Venanzio). The woman carried goods on her back to deliver them between the two locations, rigorously on foot.

Apart from the spirit of entrepreneurship of people like Erminia Grani, the rice harvest was one of the first jobs considered “for women”. While on one hand it could be seen as a step towards empowerment, on the other hand we must not forget the hard physical labour of the “mondine”: countless hours bent over standing knee deep in water, whatever the weather conditions. Even Maranello has had its mondine. The girls were recruited, some very young and others nearly adults, at the primary school in Via Vittorio Veneto. From here, they were taken to the Vercelli area for the season: 40 days of work to come home with some money and a handful of rice.

But starting from 1930, there began to appear alternative job opportunities for the women of Maranello. This same year, Augusto Maffei founded the Maffei weaving company, which would employ 30 women in 1946 and expand to employ around one hundred. Armando Olivieri started the Olivieri tailoring shop, which blossomed until after the war.

Another business was opened by Francesco Volpi, a quilting company in Fornace, which then moved to Via Zozi immediately after the war. The Nuovo Trapuntificio Impero produced quilted blankets and was managed by Ermidia Volpi. In 1946 it had 65 employees, 60 of whom were women, and over the years it diversified production focusing on shirts, aprons and uniforms under the name Fox Confezioni.

As the Trapuntificio Impero changed its skin, Lina Alboni Pellati opened her Pellati textile company in 1949, eventually providing work for 80 women. The textile industry continued to grow until more recent times, with the last historical opening in 1974: the Gold Tricot company. Founded by Maurizio Goldoni with the help of his sister Mariangela and his mother Laura Masoli, an expert weaver, the company manufactured finished garments for third parties, and later became an independent store.

We can say that “the seeds of business” were sown in the 1930s. And no doubt much progress has been made since the “Corriere di San Venanzio”!

 

Bibliography:

Silvano Soragni, “Maranello. Dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004

Silvano Soragni, “Maranello. 1860… Da libero comune a laboriosa città”, Artioli Editore, 2011

 

Il settore tessile e le donne al lavoro

Negli anni ’30 cominciano a nascere nuove imprese nel settore tessile: una buona occasione di lavoro non solo per gli uomini, ma anche per le donne.

Negli anni ’30, a Maranello, chi aveva bisogno di recapitare un pacco poteva rivolgersi a Eminia Grani, detta “Il Corriere di San Venanzio”. La donna caricava in spalla la merce da consegnare ed effettuava il trasporto fra le due località, rigorsamente a piedi.

A parte lo spirito di autoimprenditorialità di persone come Erminia Grani, è la raccolta del riso uno dei primi lavori considerati “per donne”. Se da un lato può essere visto come un passo verso l’emancipazione, dall’altro non bisogna dimenticare lo sforzo fisico a cui le mondine erano sottoposte: ore e ore immerse nell’acqua fino alle ginocchia, chine, qualsiasi fosse la condizione meteorologica. Anche Maranello ha avuto le sue mondine. Il punto di raccolta delle ragazze – talvolta molto giovani, talvolta già mature – era la scuola elementare di Via Vittorio Veneto. Da qui venivano portate nel vercellese per la stagione: 40 giorni di fatica per tornare a casa con qualche soldo e un pugnetto di riso.

Ma a partire da 1930 cominciano ad affacciarsi occasioni di lavoro alternative per le donne maranellesi. Questo stesso anno Augusto Maffei fonda il maglificio Maffei: arriverà a impiegare 30 donne nel 1946 espandendosi fino a toccare il centinaio di dipendenti. Segue a ruota Armando Olivieri con la sartoria Olivieri, partita in sordina e poi sbocciata nel dopoguerra.

I semi continuano a essere seminati da Francesco Volpi che apre un trapuntificio in località Fornace, poi trasferitosi in via Zozi nell’immediato dopoguerra. Il Nuovo Trapuntificio Impero produce coperte imbottite e viene dato in gestione a Ermidia Volpi. Nel 1946 conterà 65 impiegati, di cui 60 donne, e con gli anni diversificherà la produzione concentrandosi su camicie, grembiuli e divise da lavoro sotto il nome Fox Confezioni.

Mentre il Trapuntificio Impero cambia pelle, Lina Alboni Pellati apre il suo maglificio Pellati nel 1949, arrivando a dare lavoro a 80 donne. Sulla scia del settore tessile si arriva fino a tempi più recenti, con l’ultima storica fondazione nel 1974: il maglificio Gold Tricot. Fondato da Maurizio Goldoni con l’aiuto della sorella Mariangela e della madre magliaia Laura Masoli, confeziona capi finiti per conto terzi, diventando successivamente punto vendita autonomo.

Si può dire che il seme sia stato gettato proprio negli anni ’30. E senza dubbio sono stati fatti molti passi avanti dai tempi del “Corriere di San Venanzio”!

 

Bibliografia:
Silvano Soragni, “Maranello. Dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004
Silvano Soragni, “Maranello. 1860… Da libero comune a laboriosa città”, Artioli Editore, 2011

 

Dante Beltrami, the first photographer in Maranello

Dante Beltrami was the town’s first photographer, typographer and organiser of local sports events, but also an important person during the Resistance.

One of the businesses that opened in Maranello during the years between the two world wars, in addition to textile companies, was the printing business of Dante Beltrami, a central figure in Maranello at that time. His professional experience did not end with the skilful use of the press.

Beltrami was born in 1900 in Baggiovara. At the age of 18, he decided to move to Maranello in search of fortune. His dream was to work as a photographer and open a stationery shop. He finally started his business in 1925, “Foto Stampa Maranello”.

He already was an organiser of local sports events, and became the first photographer of the area. Meanwhile, “Foto Stampa Maranello” also became a printing shop, “Tipografia Beltrami”, employing young apprentices and giving them the basics for a job that was not in the farming sector.

But that is not all. Before he died in 1963, Dante Beltrami provided crucial support to the Maranello Resistance forces. When the rebels were preparing to join the partisan forces, they needed new identification documents. The necessary photographs were taken by Beltrami himself, risking arrest and transporting the camera to the meeting point in Casa Taddeo hidden under the false bottom of a galvanised bucket.

 

Bibliography

Silvano Soragni, “Maranello, 1860… da Libero Comune a laboriosa città”, Artioli Editore, 2011

 

Carlo Stradi, il prestatore di denaro diventato benefattore

Nel 1923 muore l’ingegner Carlo Stradi: prestatore di denaro in vita, lascia tutti i suoi beni e possedimenti al Comune di Maranello promuovendo anche la costruzione di un ospizio.

Si narra che le mamme di Gorzano raccomandassero ai propri figli di non avvicinarsi mai all’ingegner Carlo Stradi. Non amava i bambini, lo Stradi, quindi non era raccomandabile importunarlo mentre passeggiava per le strade del paese o per i suoi possedimenti.

Carlo Stradi nasce nel 1845, a Gorzano. Suo padre si chiamava Giovanni e si era arricchito attraverso una pratica nota: prestare denaro e poi confiscare beni agli insolventi. Le banche non sono ancora arrivate a Maranello, e tanto meno nei borghi circostanti, così questa è l’unica scorciatoia per chi ha bisogno di un prestito.

Anche Carlo si dedica allo stesso lavoro, continuando ad accumulare possedimenti. Il tasso di interesse dei suoi prestiti oscilla fra il 3% e il 6%. Altri suoi beni sono concessi in affitto ad affittuari che, se non possono pagare in moneta, saldano con prodotti della terra o degli allevamenti. Per contratto, nei suoi poderi è vietata ogni forma di festa o bagordi: la condotta morale da tenere deve essere rigida.

Nel 1923 Carlo Stradi muore senza eredi nella sua casa di Gorzano, chiamata da tutti “Il Palazzo”. Leggendo il testamento, la moglie Elvira Monesi scopre una certa sopresa, per lei di sicuro poco gradevole. C’è scritto che non erediterà nulla – d’altronde i due non andavano per niente d’accordo! – perché l’erede universale indicato è il Comune di Maranello. Oltre a questo, Stradi scrive di suo pugno che con i suoi soldi si costruisca un ospizio per anziani bisognosi, a lui intitolato: sarà l’Ospizio Stradi, costruito a Maranello nel 1928.

Sul lascito restante di Carlo Stradi, terreni e possedimenti, verrà invece costruita gran parte di quella che viene chiamata “la Maranello nuova”. L’auditorium Ferrari, le nuove scuole elementari, l’ex campo sportivo oggi adibito a parcheggio, e persino il Municipio saranno costruiti su quei terreni un tempo appartenuti a un prestatore di denaro con pochi scrupoli, divenuto benefattore. E per chiudere il cerchio, lo stesso anno della sua morte arriva a Maranello, in Via Claudia, anche il primo banco di San Geminiano e San Prospero.

 

Bibliografia:
Silvano Soragni, “Maranello, dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004

Carlo Stradi, the moneylender who became a benefactor

In 1923, Carlo Stradi died: a moneylender in life, he left all his property and possessions to the town of Maranello and also promoted the construction of a care home.

It is said that the mothers of Gorzano advised their children to never approach engineer Carlo Stradi. He disliked children, so they were not to bother him as he strolled through the streets of the town or around his land.

Carlo Stradi was born in 1845, in Gorzano. His father’s name was Giovanni and he became rich through a known practice: lending money and then confiscating assets from those who did not pay. There were no banks in Maranello, let alone in the surrounding villages, so this was the only shortcut for anyone who needed a loan.

Even Carlo started this type of work, and continued to accumulate property. The interest rate of his loans fluctuated between 3% and 6%. Other assets were leased to tenants who, if they could not pay in cash, would pay with the products of harvest and herds. By contract, in his farms, any form of celebrations and revelry was prohibited: moral conduct had to be inflexible.

In 1923, Carlo Stradi died without heirs at his home in Gorzano, called “the Palace”. Reading the will, his wife Elvira Monesi discovered some unpleasant surprises. He had not left her anything – besides, they did not get along well at all! His universal heir was the town of Maranello. In addition to this, Stradi himself had written that his money was to be used to build a care home for the needy elderly people, dedicated to him: in fact, the Ospizio Stradi was built in Maranello in 1928.

The remaining legacy of Carlo Stradi, land and possessions, was used to build a large part of what is called “the new Maranello”. The Ferrari auditorium, new elementary schools, the former sports centre, now used as a parking lot, and even the Town Hall would be built on land that formerly belonged to an unscrupulous moneylender, who became a benefactor. And to close the circle, he died in Maranello, in Via Claudia, also the first seat of the bank of San Geminiano and San Prospero.

 

Bibliography:

Silvano Soragni, “Maranello, dal Feudo Calcagnini… alla Scuderia Ferrari”, Artioli Editore, 2004

La questione della sanità a Maranello

Nel 1904 apre la Farmacia Caselli, la prima di Maranello: fino a quel momento i 3800 abitanti avevano a disposizione solo un armadietto farmaceutico e quattro medici, di cui tre veterinari.

Nonostante gli anni a cavallo del 1900 siano migliori rispetto alla crisi del periodo post-unitario, a Maranello c’è ancora un grosso problema da risolvere. È la cosiddetta “Questione della sanità”, ossia la situazione globale riguardante malattie, cure e presenza di medici sul territorio. Situazione che, per Maranello, non poteva dirsi ottimale.

Ma facciamo un passo indietro. Nella seconda metà dell’800 comincia ad affermarsi la figura del medico condotto, fondamentale in tutti quei luoghi privi di un ospedale. Una volta nominato, il medico condotto doveva risiedere nel comune di pertinenza ed essere sempre disponibile. Incidenti sul lavoro, gravidanze, assistenza alle puerpere, morbillo, difterite, tubercolosi: si occupava lui di tutto, in sella alla sua bicicletta, e poteva godere al massimo di due settimane di ferie l’anno.

È testimoniato che a Maranello, nel 1884, fossero presenti ben quattro medici. Tre di questi, però, erano veterinari. Angelo Bertacchini, Massimiliano Mesini e Domenico Cavani, infatti, si occupavano della buona salute degli animali. Un ruolo non da poco, dal momento che l’economia di Maranello era in gran parte agricola. Se gli animali erano legati a doppio filo con le buone sorti dell’economia del territorio, lo erano anche i veterinari: il bestiame era un vero capitale e l’afta epizootica la piaga maggiore da combattere. La conoscenza adeguata di questa malattia era così sentita che persino le donne erano ammesse agli incontri pubblici di approfondimento.

Il quarto esercente dell’arte salutare, invece, era il medico condotto Vittorio Dallari, unico dottore per 3885 abitanti, quanti erano i maranellesi di allora. Per arrivare a una svolta importante nella cura della salute umana a Maranello, bisogna aspettare il 3 luglio 1904. È il giorno in cui apre in paese la prima farmacia, gestita dal dottor Ettore Caselli, che va a sostituire il semplice armadietto farmaceutico aperto nel 1895. La Farmacia Caselli, oggi, è un esercizio storico della città, ancora  aperta al pubblico e gestita dai discendenti di Ettore.

 

 

Bibliografia

Silvano Soragni “Maranello. 1860… Da Libero Comune a laboriosa città”, Artioli Editore, 2011