CAVALLINO RAMPANTE

Sulla rotonda all’incrocio tra Via Claudia e Via Giardini svetta un Cavallino Rampante. È alto tre metri, modellato in lamiera battuta, illuminato di notte da led a colori variabili. Per realizzarlo, gli autori Fabrizio Magnani e Alberto Poggioli si sono basati sia sul modello bidimesionale di partenza, sia sulle forme di cavalli in carne e ossa.
Inaugurato nel 2017, oggi è il biglietto da visita per chi entra nel centro di Maranello.

Prima di diventare simbolo della Ferrari, il Cavallino Rampante era l’emblema dell’aviatore di Lugo Francesco Baracca, medaglia d’oro nella Prima guerra mondiale, abbattuto in volo nel 1918. Baracca lo portava dipinto sulla carlinga del suo aereo, con la coda all’ingiù e la criniera al vento.

Nel 1923 Enzo Ferrari si trova a Ravenna, come pilota: corre e vince il primo circuito del Savio. In questa occasione conosce i Conti Baracca, genitori dell’aviatore. È la stessa Contessa Paolina a proporgli di mettere sulle sue macchine il Cavallino Rampante del figlio. Come portafortuna, dice.

Detto fatto. Negli anni, gli unici cambiamenti che Enzo Ferrari apporta al simbolo sono il fondo giallo, colore di Modena, e la coda disegnata all’insù. Il Cavallino fa la sua prima comparsa nel 1932 sulle auto della Scuderia Ferrari, fondata a Modena nel 1929 e affiliata ad Alfa Romeo. Quando Enzo Ferrari decide di aprire la sua casa automobilistica, Alfa gli vieta per cinque anni di usare il suo nome e il Cavallino sulle nuove automobili. Entrambi ricompariranno solo nel 1947 sulla Ferrari Spyder S125: la prima vera Ferrari con il Cavallino Rampante a uscire dai cancelli dello stabilimento di Maranello.