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1957-1967 | I Favolosi anni ’60

Maranello, la Leggenda, la sua Gente

La miglior Ferrari di tutti i tempi

La “miglior Ferrari di tutti i tempi”, così la rivista automobilistica statunitense Motor Trend Classic ha definito la Ferrari 250 GTO, prodotta nei primi anni ’60 e destinata ad entrare nell’immaginario collettivo di molti appassionati, tanto da essere ancora oggi una delle vetture più apprezzate tra quelle del Cavallino rampante. L’esordio avviene alla 12 Ore di Sebring del 1962, in cui ottiene il 1° posto nella categoria GT e il 2° posto assoluto nella competizione, ma è solo il primo di una serie  di successi che raggiunge la 250 GTO fino al 1964, anno in cui termina la sua produzione. Può essere definita a tutti gli effetti un’auto storica non solo per quanto ha vinto in pista ma anche per le vicende societarie che ne hanno caratterizzato l’ideazione e lo sviluppo.

Tutti utili, nessuno indispensabile

In quegli anni Maranello è stata protagonista di una rivoluzione tanto improvvisa quanto epocale. Nel dicembre 1961 Enzo Ferrari allontana alcuni progettisti che negli anni avevano fatto la storia dell’azienda, fra cui gli ingegneri Giotto Bizzarrini e Carlo Chiti, che si erano distinti nei successi degli anni precedenti, ma a causa di alcune divergenze il Drake decide di interrompere il rapporto e affida il progetto a Giorgio Scaglietti per la parte di carrozzeria e al giovane ingegnere Mauro Forghieri.

What’s your name?

I tanti cambiamenti che affronta la società in questo decennio riguardano anche la denominazione che nel 1957 passa da Auto Avio Costruzioni, il primo storico nome che Enzo Ferrari diede alla sua industria al momento della fondazione nel 1939, in Auto Costruzioni Ferrari, per poi essere modificato nuovamente nel 1960 in S.E.F.A.C., acronimo di Società Esercizio Fabbriche Automobili e Corse, fino ad arrivare all’attuale Ferrari, adottato nel 1965.

L’Istituto Superiore Dino Ferrari

Non passano molti anni dalla fine dell’esperienza del corso motoristi che Enzo Ferrari torna in pista nel settore della formazione. Questa volta l’obiettivo è fondare un istituto superiore aperto a ogni studente, ma soprattutto unico nel suo genere. Il 1 ottobre 1963 apre così i battenti l’Istituto Superiore “Dino Ferrari”, sempre di durata triennale, intitolato al figlio scomparso di Enzo. Per i primi due anni la sede è quella utilizzata anche dal corso motoristi, ossia il rustico dove oggi si trova il Ristorante “Il Cavallino”. Il motivo per cui l’istituto si profila come unico nel suo genere è lo stretto rapporto con la fabbrica che lo dota di un corredo didattico di tutto rispetto. A disposizione degli studenti ci sono infatti sia motori Ferrari sia altri motori privi di cablaggi comprati all’usato. L’idea di Ferrari è infatti quella di rendere l’istituto capace di rispondere alle esigenze più moderne del settore automobilistico, formando di conseguenza i suoi allievi. Alla sua fondazione, è l’unica scuola d’Italia specializzata in motori.

La frase sbagliata al momento giusto

Negli anni ’60 la Ferrari si è già fatta un nome grazie alle vittorie e all’aura di esclusività delle sue automobili. Maranello comincia a diventare teatro di ospiti illustri in visita, anche perché Enzo Ferrari, quando riceve un invito da un personaggio famoso, preferisce farlo venire a Maranello. Succede così anche con Filmer Paradise della Ford che arriva a in città il 12 aprile 1963, direttamente dagli Stati Uniti. La sua non è una semplice visita di cortesia: qua si parla di business, di affari, si vagliano i presupposti di un accordo bilaterale perché Ford acquisti Ferrari. E l’accordo, per qualche tempo, sembra concludersi davvero. Ma ad un certo punto della trattativa, Filmer Paradise dice la frase sbagliata nel momento sbagliato. O in quello giusto, dipende dai punti di vista. “Signor Ferrari, lei vende l’azienda e pretende di comandare anche dopo?”. L’ingegnere va su tutte le furie, caccia dall’ufficio Paradise e il suo seguito, e fa saltare l’accordo. L’episodio è emblematico del carattere di Ferrari, non solo del suo temperamento fiero e sanguigno, ma anche della sua leggendaria “inamovibilità” da Maranello. “Quando ricevo un invito da questo o da quel personaggio, io rispondo che venga lui a Maranello. – Affermava infatti – Se andassi io vedrebbe solo un vecchio. Se viene lui qui, vede cosa abbiamo fatto e cosa sappiamo fare.”

Non solo Rosso

Il territorio di Maranello è famoso soprattutto per la presenza della Ferrari. Vero è che a partire dagli anni ’60 c’è un altro settore d’eccellenza che trova terreno fertile a Maranello. Si tratta della produzione di piastrelle, che farà presto diventare la città uno dei luoghi simbolo del comprensorio ceramico assieme a Fiorano Modenese e Sassuolo.

Ma sono anni d’oro per lo sviluppo imprenditoriale e industriale su molteplici fronti: crescono attività per macchine da stiro, officine specializzate, prodotti per l’edilizia, verniciature, macchine per la produzione di energia: un fermento che guida la ripresa economica dell’epoca.

Un decennio da Mito

Anche in Formula 1 è un decennio di soddisfazioni grazie alla conquista di due titoli mondiali costruttori, nel 1961 e nel 1964, mentre sono tre i piloti che riescono ad aggiudicarsi il titolo mondiale alla guida di una rossa di Maranello: Mike Hawthorn nel 1958, Phil Hill nel 1961 e John Surtees nel 1964.

Il figlio del Vento

Proprio quest’ultimo è un risultato storico dal momento che il pilota britannico può vantare di essere l’unico finora ad aver conquistato il titolo mondiale sia nelle competizioni motociclistiche, riuscendo a vincere ben 7 mondiali,  e nelle competizioni automobilistiche, grazie al titolo vinto con la Ferrari. Durante la sua permanenza nella scuderia “Big John”, com’era soprannominato il britannico, si distinse per il talento e la velocità che riusciva ad esprimere tanto da essere conosciuto all’interno dei box come “figlio del vento”.

Personaggi

Il racconto delle persone che hanno fatto la storia recente della nostra comunità.

Ferrari

Un nome, un marchio, un mito ormai inscindibili dalla città stessa.

Storia

Gli eventi e le tappe che ci portano alla Maranello di oggi (e ci fanno immaginare quella di domani).

Patrimonio

I segni della storia e dell’arte che raccontano il nostro territorio.

Scuola

Imparare e formare, i momenti fondanti della Maranello di domani.

Sport

La storia di una vocazione sana all’agonismo e all’impegno.

Lavoro

La storia dei saperi e della ricchezza della nostra città, costruita con il lavoro e il talento.

Cultura

Una comunità cresce e si identifica in una cultura condivisa e aperta, fatta di saperi pratici e di sensibilità artistiche.

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